Monatsarchiv: November 2015

Cavour

 

Werbeanzeigen

PERCORSI DI GEOGRAFIA

http://www.zanichellibenvenuti.it/materiali/materiali-geografia.html

http://www.zanichellibenvenuti.it/materiali/pdf/geografia/PACIG.benvenuti_1-A04tempo.pdf

http://www.zanichellibenvenuti.it/materiali/pdf/geografia/PACIG.benvenuti_1-02strumen.pdf

http://online.scuola.zanichelli.it/sofrigeografia-files/Zanichelli_Sofri_Unione_Europea.pdf


Unterrichtsentwurf GegenstandsbeschreibungTag der offenen Tür

 Bili-Unterricht 5. Klasse D/It

Thema/Argomento:

Die Gegenstandsbeschreibung/la descrizione di una cosa

1. „Stunde“: 10:30-10:55

Einführungsphase 7min

Wer kommt für ein Experiment nach vorne?

Material: (Monster 1), Augenbinde

Aufgabe: Du erhältst jetzt etwas in den Händen und musst es so genau wie möglich beschreiben.

SV: erwartet werden Aussagen zum Material, zur Form, zur Größe eventuell Besonderheiten und eine Vermutung.

UG: Auf dem Pult stehen nun alle Monster (1-4) und der Schüler soll nun das vorher gehaltene nur vom Ansehen erkennen. à Klappt das nicht, darf er die Monster auch berühren.

Erarbeitungsphase

àWie geht man bei einer Gegenstandsbeschreibung vor? à Folie 1-4

5min

Transferphase

➔ Descrivete in italiano uno dei mostri. 6 min

➔ 7 min: Vorlesen lassen und Rückmeldung geben: was war gut? Was kann man verbessern?

➔ Tipp zur Größe: (falls man kein Lineal hat, kann man den Gegenstand mit Dingen vergleichen: es ist so groß wie eine Banane/ein Apfel, eine Wassermelone…)

 

 

 

 

 

 

 

Zweite Stunde

Einführungsphase 3-4 min

Wisst ihr, was ein Auto ist?

Könntet ihr ein Auto auch beschreiben? à AB als Kopie verteilen

➔ Folie

Erarbeitungsphase 10 min

➔ Anmerkung, dass man Fachausdrücke braucht à Vokabular in It und Dt.

Transferphase 11 min

➔ In Dreiergruppen: ein Spielzeugauto beschreiben. Erinnert euch daran, dass man das Auto von anderen Autos unterscheiden können muss.

➔ Drei Gruppen auf Italienisch und der Rest auf Deutsch.

➔ Am Ende werden die Autos eingesammelt und einer liest die Beschreibung vor und andere müssen das dazugehörige Auto dazu.

 

 

 

 
 

 

Descrizione di un oggetto

 

• L’oggetto da descrivere è un…………………………………………. di ………………………………………………….. (materiale) ……………………………. …………………………………………………………………………………………….(colore) che assomiglia ad un…………………………………………………………………….. ………………………………………………………………………………………………………….

• Come caratteristiche particolari ha…………………………………………………. ………………………………………………………………………………………………………….. ………………………………………………………………………………………………………….

• L’oggetto si usa per…………………………………………………………………………… …………………………………………………………………………………………………………. ……………………………………………………………………………………………………………

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Beschreibung eines Spielzeugautos

 

Der zu beschreibende Gegenstand ist ________________________

______________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________


CUCINA ROMANA

http://www.discipulus.it/sezioni/vita-latina/gastronomia

http://www.bibliolab.it/I%20Romani%20a%20tavola/apicio_e_le_sue_ricette.htmhttp://www.beniculturali.it/mibac/multimedia/MiBAC/minisiti/alimentazione/sezioni/etastorica/roma/articoli/ricettario.html

http://www.archeoempoli.it/ricette.htm

 

Le ricette dell'antica Roma nell'Arte Culinaria di Apicio


DOMUS ROMANA

Sistema di riscaldamento dal basso di epoca romana

 

http://www.parlandosparlando.com/view.php/id_597/lingua_0/whoisit_1

http://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=9&cad=rja&uact=8&ved=0ahUKEwjm9I7pvrDJAhXEmQ4KHcwhAS4QFghVMAg&url=http%3A%2F%2Fwww.liceomazzatinti.it%2Fmodules.php%3Fop%3Dmodload%26name%3DDownloads%26file%3Dindex%26req%3Dgetit%26lid%3D1176&usg=AFQjCNE0PZ7BosllXPAPStA15pADz5iGLg     :

La Domus Romana

La tipica domus romana, cosi‘ come e‘ stata conosciuta soprattutto dagli scavi di Pompei, risulta

una combinazione dell’antica Domus Italica, formata da un solo cortile aperto (atrium) su cui si

aprivano le stanze e da un giardinetto (Hortus), con la casa greca (peristylium).

E‘ caratteristico notare come i nomi dei vari elementi del corpo anteriore siano rimasti quelli latini

dell’antica domus italica (atrium, tablinium, cubiculum, ecc.), mentre invece quelli del corpo

posteriore siano derivati dalla moderna casa greca (peristylium, exedra, triclinium, ecc.).

La domus romana era di pianta rettangolare, solidamente costruita su un solo piano con mattoni o

calcestruzzo (impasto di sabbia, ghiaia, acqua e cemento), e si differiva dalle odierne case moderne

per l’orientamento che era verso l’interno anziche‘ verso l’esterno. In pratica era racchiusa su se

stessa come un’ostrica, come un piccolo fortino: senza finestre, se non piccole e rare, e poste sempre

in alto, e senza balconi.

Cio‘ significava che gli ambienti prendevano aria e luce dalle aperture del soffitto in corrispondenza

dei due principali e spaziali ambienti interni dell‘atrium e del peristylium, che costituivano i centri

delle due parti in cui la casa era divisa, rappresentando cosi‘ la classica abitazione delle popolazioni

meridionali e mediterranee, che invitava alla vita all’aperto.

Esternamente la domus romana aveva un aspetto rigoroso, lineare, e, se c’erano, poche e strette

finestre poste in alto sulla strada (questo per evitare che dall’esterno potessero entrare rumori o,

peggio ancora, ladri), aperte regolarmente nella muratura esterna, che era spessa e rozza.

Il soffitto era a cassettoni (lacunari) intarsiati o

decorati con stucchi. Il pavimento era ricoperto da

mosaici.

Le domus romane erano, spazio permettendo nelle

citta‘ (vedi Roma, per esempio), grandi e spaziose,

areate ed igieniche, fornite di bagni e latrine, dotate

di acqua corrente, calda e fredda, riscaldate d’inverno da un riscaldamento centrale (gli ipocausti,

complessi dispositivi che facevano passare correnti d’aria calda sotto i pavimenti), vetri colorati e

decorazioni con mosaici, affreschi variopinti e statue, erano abitazioni volte a soddisfare i bisogni

dei loro inquilini, abbinandovi bellezza ed estetica, tanto da poter essere considerate forse, e non a

torto, le piu‘ comode che siano state costruite fino al XX secolo.

Logicamente il numero e l’ampiezza degli ambienti e dei giardini, l’arredamento e la decorazione

delle stanze variavano a seconda dell’eta‘ (repubblicana, imperiale, ecc.) e della ricchezza del

proprietario. Comunque i vari ambienti erano tutti disposti intorno a due aree centrali aperte da cui

ricevevano aria e luce.

Si e‘ detto in precedenza che la casa era formata da due grandi aree al cui centro vi erano l‘Atrium e

il Peristylium:

  1. A) nella parte anteriore della casa, al cui centro vi era l‘atrio (Atrium), erano esposte le immagini

degli antenati, le statue dei Lari, dei Mani e dei Penati protettori della casa, della famiglia e di altre

divinita‘, le opere d’arte, gli oggetti di lusso e altri segni di nobilta‘ o di ricchezza; qui il padrone di

casa riceveva visitatori e clienti, soci e alleati politici;

  1. B) nella parte posteriore della casa, al cui centro vi era il peristilio (peristylium), si svolgeva di

solito la vita privata della famiglia, tutta raccolta intorno ad un giardino ben curato (Hortus), che

poteva anche essere circondato da un portico a colonne (porticus) e ornato da statue, marmi e

fontane, dove affacciavano le camere da letto (i cubicola) padronali.

Ma vediamo, come in un viaggio

immaginario di duemila anni indietro

nel tempo, cosa avrebbe visto un

visitatore dell’epoca che entrava in una

domus romana:

l’entrata principale si trovava

generalmente su uno dei due lati piu‘

corti della casa e si affacciava quasi

anonimamente sulla strada, ad

evidenziare quel volersi distaccare dal

„caos“ delle vie e il non voler essere

troppo d’invito per i ladri.

La porta era costituita da un alto

portone in legno a due battenti con grosse borchie in bronzo; al centro di ogni battente non era raro

trovare raffigurata la testa, anch’essa in bronzo, di un lupo che stringeva in bocca un grande anello

da usare come batacchio, cosi‘ come non era raro trovare nelle ville (specie quelle di Pompei) per

terra un mosaico con la figura di un cane minaccioso e con la scritta „Cave canem„, attenti al cane:

erano in tanti nell’Impero romano ad aver fatto questa scelta, considerato che ladri e postulanti

erano un problema non secondario.

Ma torniamo all’entrata; questa era preceduta dall‘ostium, che era la soglia d’ingresso che immetteva

direttamente in un corridoio, detto vestibolo (vestibulum), che, a sua volta, conduceva alla vera e

propria entrata (fauces); da qui si passava al cortile interno, detto atrio (atrium), normalmente

quadrato con un’ampia apertura sul soffitto spiovente verso l’interno detta compluvio

(compluvium): di qui scendeva l’acqua piovana, che veniva raccolta in una vasca rettangolare

chiamata impluvio (impluvium) sistemata nello spazio sottostante; quest’acqua era poi convogliata

in una cisterna sotterranea, che costituiva la riserva idrica della casa. Un piccolo pozzo di marmo

consentiva poi di attingere l’acqua per le necessita‘ quotidiane.

L‘impluvio svolgeva anche la funzione di contribuire a rendere piu‘ luminosa e bella la casa,

riflettendo la luce solare e l’azzurro del cielo.

L‘atrio rappresentava anche la principale fonte di illuminazione della casa che, praticamente

sprovvista di finestre, resterebbe altrimenti buia. Le pareti erano colorate, come del resto anche gli

altri interni, e ovunque vi erano riquadri con figure, spesso mitologiche, piccoli paesaggi o

decorazioni geometriche dai colori sgargianti: azzurro, rosso e giallo ocra. Il mondo dei romani era

decisamente colorato, molto piu‘ del nostro attuale, dagli interni delle case, ai monumenti e agli

abiti delle persone che nelle grandi occasioni esibivano un vero trionfo di tonalita‘.

Accanto all‘atrio era sempre presente il lararium dove si tenevano le statue dei Lari e dei Penati,

protettori della casa e della famiglia, e dei Mani, per la venerazione delle anime dei trapassati.

Inizialmente, accanto ad essi, veniva alimentato un fuoco sacro, che non doveva mai spegnersi,

pena l’ira degli dei.

Nella parete dell‘atrium, posta direttamente di fronte all’ingresso, si apriva una grande stanza detta

tablino (tablinum), la stanza-studio del padrone di casa dove erano conservati gli archivi di

famiglia e dove riceveva i suoi clienti: aveva gli angoli delle pareti foggiate a pilastri, era separata

dall’atrium soltanto da tendaggi, e aveva un’ampia finestra che dava sul peristylium da cui riceveva

luce ed aria; era arredata spesso con un grande tavolo ed una imponente sedia posti al centro della

stanza, mentre di lato erano sistemati alcuni sgabelli, tutti arredi dalle gambe tornite e decorate con

intagli in osso, in avorio o in bronzo; lucerne su lunghi candelabri per illuminare l’ambiente, un

braciere a terra per riscaldarsi, strumenti da scrivere e oggetti in argento ostentati sul tavolo a far

bella mostra completavano l’arredamento tipico.

Ai lati sinistro e destro dell‘atrium si aprivano i cubicula (al singolare cubiculum), le piccole e buie

camere da letto simili a delle cellette senza finestre alla cui illuminazione provvedevano soltanto

delle deboli lucerne che poco evidenziano quei capolavori di affreschi o di mosaici che spesso

decoravano queste stanze, e le alae, due ambienti di disimpegno aperti.

Di fianco a una delle due alae poteva essere ubicato il triclinio (oecus tricliniare o Triclinium), la

grande e sontuosa sala da pranzo, che prendeva luce da una apertura che dava da una parte sul

peristylium (che come si vedra‘ successivamente, era il grande giardino all’aperto), e dall’altra

sull’atrio. Il Triclinium poteva essere posizionato anche in altri punti della casa, come mostrato

nell’immagine della planimetria.

Attraverso un corridoio chiamato andron, dall’atrio si raggiungeva il peristylium, la parte piu‘

interna e spettacolare della casa.

Era qui, nella parte posteriore della casa, che si svolgeva di solito la vita privata della famiglia, tutta

raccolta intorno ad un giardino ben curato (Hortus).

Il peristilio (peristylium) consisteva in un giardino (Hortus) in cui crescevano con ordine ed

armonia erbe e fiori, con sentieri, aiuole (e a volte piccoli labirinti), sapientemente curati dal

giardiniere che spesso le sagomava a forma di animali; era circondato su ogni lato da un portico

(Porticus) generalmente a due piani, sostenuto da colonne: il tutto arricchito da numerose opere

d’arte, ornamenti marmorei, da affreschi, statue, fontane e oggetti in marmo (vasi, tavoli e panche).

Era la zona piu‘ luminosa, e spesso una delle piu‘ sontuose.

Nel peristilio non era raro trovare anche una piscina.

Nel Peristylium affacciavano anche le camere da letto padronali, generalmente a due piani,

sostenuti da colonne: lo arricchivano numerose opere d’arte e ornamenti marmorei.

Nel peristilio si aprivano due stanze grandi e lussuose:

  1. A) il triclinio (oecus tricliniare o Triclinium), la grande e sontuosa sala da pranzo, la piu‘ ampia

della casa, dove si tenevano i banchetti con gli ospiti di riguardo.

I triclini erano lussuosi, con affreschi alle pareti e mosaici ai pavimenti.

In epoca imperiale il triclinio fu sostituito come sala per feste e ricevimenti dall‘exedra.

La stanza del triclinium era fornita di tre letti, detti triclinari (da qui il nome della sala), su ognuno

dei quali trovavano posto tre persone, sdraiate sul lato sinistro col gomito appoggiato ad un cuscino:

infatti per i Romani il tre era considerato il numero perfetto.

I tre letti, all’interno del triclinio, erano disposti a semicerchio in modo da permettere facilmente il

via vai della schiavitu‘. Il letto centrale, il medius lectus, era

destinato agli ospiti piu‘ importanti, tra i quali vi era il personaggio

piu‘ prestigioso in assoluto, che sedeva sulla parte piu‘ alta, il locus

consularius.

I triclini laterali erano chiamati rispettivamente imus lectus, destinato

alle persone meno importanti (tra le quali, in segno di umilta‘ si

poneva il padrone), e il sumus lectus, su cui erano gli ospiti di media

popolarita‘.

Tra i letti triclinari vi era un tavolo che, a seconda della sua forma,

assumeva nomi diversi: quello di forma quadrata era detto cilliba e poggiava su tre piedi, quello

circolare veniva chiamato mensa, e quello utilizzato per le bevande urnarium.

Alla fine di ogni banchetto la servitu‘ provvedeva a rimettere in ordine i letti triclinari sostituendone

le lenzuola macchiate, ed a raccogliere dal pavimento i resti del cibo gettato, secondo usanza, in

terra durante il pasto.

  1. B) l‘esedra (exedra), era un grande ambiente di ricevimento, utilizzato anche per banchetti e cene,

con pavimenti in mosaico e pareti ricoperte di affreschi e marmi colorati.

Sulle due ali del peristylium vi erano le camere da letto padronali (i cubicula), che erano piu‘ ampi e

luminosi di quelli che si trovavano nelle ali dell’atrio ed erano decorati in un modo preciso: il

mosaico sul pavimento era bianco con semplici ornamenti, le pitture alle pareti erano diverse per

stile e colore da quelle del resto della casa e il soffitto sopra il letto era sempre a volta.

Si affacciavano sul peristylium anche la cucina (culina) che, vista la sontuosita‘ dei banchetti si

potrebbe pensare fosse una stanza grande come sullo stile di quelle medievali, invece era il locale

piu‘ piccolo e tetro della casa; uno sgabuzzino occupato quasi tutto da un focolare in muratura,

invaso dal fumo che usciva da un buco sul soffitto vista l’assenza di fumaioli, con la presenza di un

camino, un piccolo forno per il pane e l’acquaio.

La cucina non aveva comunque una ubicazione fissa; a volte la si trovava anche che affacciava

nell‘atrium, ma e‘ caratteristica costante che fosse stata sempre un ambiente piccolo e buio.

Un aspetto comune delle cucine romane erano le casseruole e pentole di rame (o bronzo) fissate

sulla parete in bella mostra, con accanto i colini; arricchivano la dotazione degli utensili i pestelli in

marmo, gli spiedi, le padelle di terracotta, le teglie a forma di pesce o di conoglio.

Il piano di cottura era costituito da un bancone in muratura dove veniva spianata la brace come in

un barbecue; il fuoco si accendeva grazie ad un acciarino a forma di ferro di cavallo che, tenuto per

la parte centrale, veniva fatto percuotere addosso ad un pezzo di quarzo tenuto fermo dall’altra

mano; da innesco veniva usata una striscia di fungo legnoso del genere Fomes che cresceva sugli

alberi e della paglia quando il fungo cominciava a rilasciare il calore ricevuto dalle scintille.

Una volta calda la brace, su questa venivano posizionati sopra dei tre piedi di metallo, come

fornelli, dove sopra vi si mettevano le pentole e le marmitte.

Annesso alla cucina c’era il bagno (balneus), riservato alla famiglia padronale, e le stanze della

servitu‘ (cellae servorum); anche queste non avevano coumque una disposizione fissa (a volte,

infatti, si trovavano nella parte dell‘atrium).

In epoca imperiale la domus si forni‘ anche di una seconda uscita di servizio detta posticum posta

normalmente sul lato della parete piu‘ ampia della casa, per permettere il passaggio della servitu‘ e

dei rifornimenti senza ingombrare l’ingresso principale.

Infine, non va dimenticato che nelle domus romane, nonostante fossero per ricchi, non erano

presenti mobili, ma solamente piccoli armadi a muro (armarium) e bauli usati per riporvi i vestiti, i

triclinium, e i letti (cubicula); pertanto, le decorazioni alle pareti presenti in abbondanza miravano

ad arricchire lo spoglio ambiente.

Lo splendore della casa quindi si notava principalmente dalla qualita‘ di marmi, statue, e affreschi

parietali.

Da ricordare comunque tra l’arredo, le sedie, delle quali si conoscono molti tipi, come la sella o

seggiola senza schienale, la sedia con schienale e braccioli (cathedra) e la sedia con un sedile lungo

(longa).


LA DONNA NELL’ANTICA ROMA

http://www.romanoimpero.com/2009/07/la-donna-romana.html

https://it.wikipedia.org/wiki/Toeletta_mattutina_nell%27antica_Roma

http://www.tibursuperbum.it/ita/note/romani/MatronaRomana.htm

http://www.sapere.it/sapere/approfondimenti/storia/antica-roma/antichi-romani/abbigliamento-romano-gioielli-acconciature-antica-roma.html

 

AGRIPPINA

 

POPPEA

IULIA (FIGLIA DI TITO)

FAUSTINA

IULIA MAMEA

ELENA (madre di Costantino)

 

File:Solomon-Toilet Roman Lady.JPG

 

Da Wikipedia

Le donne indossavano come indumenta il perizoma,il seno era coperto da una fascia (strophium, mamillare) o una guaina (capetium) e una o più tuniche subuculae, intessute con lana o lino ed in genere prive di maniche.

Sopra la subùcula veniva indossato il sùpparum oppure la stola (dette per questo tuniche superiori). Il sùpparum era una tunica femminile di lunghezza varia, ma non fino ai piedi (per cui la parte inferiore della subùcula rimaneva in vista); somigliava al chitone greco, ma aveva i fianchi sempre cuciti; i margini superiori (non cuciti assieme) venivano chusi con fibule o cammei, in modo da formare due false maniche lunghe fin quasi al gomito.

La stola era invece una tunica ampia e lunga appunto fino ai piedi, fermata alla vita da un cingulum, una cintura, e generalmente si faceva uso di un succingulum per formare un secondo kolpos (sbuffo di stoffa) più ricco all’altezza delle anche.

La recta, infine, era una tunica bianca sprovvista di maniche, aderente alla vita e lievemente scampanata in basso. Era il vestito delle giovani spose romane, completato dal flammeum, ampio velo di color giallo fiamma (da cui il nome) da appoggiare sul capo e fatto scendere sul retro.

La palla invece era il classico mantello femminile. Di forma rettangolare simile al mantello greco, veniva indossata in modi svariati, talvolta anche poggiandone un lembo sul capo. Era l’equivalente del pallium maschile, diversa da questo per la vivacità dei colori e non tanto per la linea.

« Quando il pallio di lei pende troppo e tocca il terreno, prendilo e sollevalo con delicatezza dal fango della strada. Come ricompensa ai tuoi occhi si presenterà subito, senza che la fanciulla possa evitarlo, lo spettacolo delle sue gambe. »
(Ovidio, Ars amandi)

Statua di Livia Drusilla trovata a Paestum, con stola e palla

Mentre gli uomini non portavano copricapi riparandosi dal sole o dalla pioggia con un lembo del mantello o sollevando il cappuccio (cucullus) della loro paenula, la donna romana metteva tra i capelli un nastro di color rosso porpora o un tutulus, una larga benda collocata a forma di cono sulla fronte.

La matrona aveva poi di solito annodato al braccio un fazzoletto, la mappa, per pulire il viso dalla polvere e dal sudore. Il muccinium destinato a soffiarsi il naso, non comparve prima della fine del III secolo d.C.[11] La domina aveva poi un ventaglio per rinfrescarsi e cacciare le mosche e un ombrello, non richiudibile, per ripararsi dal sole.

Per proteggersi dalle intemperie poteva essere indossato un mantello con cappuccio, byrrus, un indumento che si è tramandato fino al giorno d’oggi in Nordafrica, col nome, derivato dal latino, di burnus.

Le donne si adornavano con pettini, spille (fibulae) e, se potevano permetterseli, con numerosi gioielli: orecchini, collane, catenelle (catellae) intorno al collo, anelli alle dita, al braccio e alle caviglie.


Die Vorbereitung…